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20/07/2008 Norge 1 - La partenzaRagazzi com'è dura lavorare quando nella tua fetta di mondo c'è chi va in ferie e chi è appena tornato. Il 14 agosto, il mio ultimo giorno di lavoro prima di tre beatissime settimane di ferie, è un magico numero sul calendario a cui guardo per ricavare ancora un po' di energia lavorativa. Cosa farò in queste 3 settimane di ferie? Per ora non ve lo dico, perché, anche se ho introdotto il fantastico argomento delle vacanze estive, la verità è che non voglio parlare delle prossime ma delle passate. Si: perché qualcuno sta ancora aspettando fiducioso il resoconto del viaggio in Norvegia dell'agosto scorso, e allora, rullino i tamburi, perché finalmente ci siamo.
Sono stata in Norvegia dal 30 luglio al 12 agosto, quando lì è ormai bassa stagione (l'estate piena è a giugno e nella prima metà di luglio ), ho fatto un giro piuttosto lungo,di cui ho sintetizzato le tappe su questa cartina fai da te che ho inserito nell'intervento e nell'album di foto della Norvegia in modo che si possa vedere con una dimensione più grande. Sono partita da Oslo raggiunta miracolosamente, ma questa è un'altra storia, in aereo. Da Oslo ci siamo mossi in treno verso Bergen facendo tappa a Flam sul Sognefjord. Una volta a Bergen ci siamo diretti a Throndheim, facendo tappa ad Alesund una cittadina davvero graziosa, e visitando il famoso fiordo di Geranger. Da Trondheim a Bodo, la città dalla quale ci si imbarca per Svolvaer nelle isole Lofoten, siamo andati in aereo. Le isole Lofoten e le Vesteralen le abbiamo girate in auto e anche doppiando qualche tratto prima di lasciarle dirigendoci nella città più a Nord dell'itinerario scelto: Tromso. Da Tromso siamo poi tornati in aereo ad Oslo e da lì a casa.
Come avrete senz'altro capito da soli, abbiamo usato tutti i mezzi di trasporto possibili; posso dire che probabilmente il più economico è l'aereo. Quello che da più soddisfazione è l'auto ma non l'ho usata nel continente perché pare che guidare in Norvegia sia frustrante in quanto è frequente che la strada finisca sul mare e allora bisogna trovare un punto per attraversare a tentoni, fare la coda per imbarcarsi, ovviamente a pagamento, e sbarcare, attività che rubano un paio d'ore al tempo della vacanza ogni volta che si presenta quest'eventualità.
Arrivare ad Oslo per me è stato un qualcosa di miracoloso: mentre il mio fidanzato partiva comodamente da Milano, io sono partita dal mio piccolo paese nell'alto casertano diretta all'aeroporto di Roma Fiumicino. Ovviamente ho dovuto cambiare tre treni e ovviamente grazie a Trenitalia, pur essendo stata più che cauta calcolando mezz'ora di ritardo per treno, ho comunque rischiato di restare a Roma.
La mia mattina del 30 luglio inizia alle 6,00 col suono della sveglia. Diciamo che la notte è stata piuttosto agitata per via dell'entusiasmo pre-partenza che mi aveva preso. Alle 06,37 il treno verso Caserta lascia Piedimonte Matese alle spalle stranamente puntuale. Penso che la giornata è quindi iniziata sotto i migliori auspici e mi rilasso, arrivo a Caserta alle 07,50 invece che alle 07,38 e sono ancora tranquilla perché il treno per Roma partirà alle 08,36, anzi sono quasi contenta ho meno tempo da passare sul binario in attesa che arrivi il treno.
A circa 10 minuti dall'arrivo del treno ecco che immancabile trenitalia annuncia un ritardo di 15 minuti. qui comincio a preoccuparmi. I treni per l'aeroporto di Fiumicino a Roma partono ai minuti 22 e 52. Se il mio treno da Caserta fosse stato puntuale io sarei stata a Roma Termini esattamente alle 10,22 contando su una corsa e su qualche minuto di ritardo del regionale di collegamento per l'aeroporto avrei potuto tentare il colpaccio, se non fosse riuscito o se avessi fatto fino a 20 minuti di ritardo potevo prendere quello delle 10,52 ed essere in aeroporto alle 11,22, in tempo per fare il check in dato che il mio volo partiva alle 13,20. Quel ritardo già a Caserta, invece, mi preoccupava perché salvo rari casi, Trenitalia tende a superare se stessa in queste cose e ad accumulare ulteriori minuti di ritardo nelle tappe successive;quando sono arrivata a Roma, infatti, il mio treno delle 11,22 era già partito da un pezzo. Comincio a sudare freddo nonostante l'equipaggiamento da campeggiatore e il clima estivo.
Temo seriamente di restare a Roma quando prendo il treno delle 11,52 che, essendo un regionale extrapieno, fa anch'esso i suoi bravi 10 minuti di ritardo, così quando scendo dal treno sono ormai le 12,40. Il check-in dovrebbe chiudere proprio in quel momento e io dovevo ancora: entrare nell'aeroporto, trovare lo sportello del check-in e convincere gli addetti a farmi partire.
Quando metto piede nella struttura mi sento ormai spacciata: non avevo mai preso un aereo da Fiumicino e non immaginavo quella confusione, non avrei mai trovato il terminal in tempo. Corro disperata e ad un tratto vedo un omino della Scandivian Airlines che cammina nell'aeroporto con la sua divisa bianca e blu, amplio gli occhi come il gatto con gli stivali in Shrek 1 quando vuole sfuggire all'attacco delle guardie, e chiedo se gentilmente mi può indicare dove si trova il terminal della SAS per il check-in del volo delle 13,20 per Oslo. Lui mi guarda e mi dice "ma questo ormai è già chiuso", poi autonomamente mi dice. "seguimi" e comincia a guidarmi tra la gente, i terminal, le barriere di corda per canalizzare i passeggeri che apre e chiude secondo un disegno che è noto solo a lui, e arrivo ad un terminal deserto dove mi lascia davanti ad una impiegata della SAS a cui dice di farmi il check-in. Io lo ringrazio vivamente anche se, potendo, l'avrei addirittura abbracciato, e quasi non mi sembra vero di avercela fatta mentre attendo d'imbarcarmi e avviso casa e fidanzato che sarò ad Oslo alle 16,00 come d'accordo. |
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